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Parcours historique > Des grenouilles de Galvani à la pile de Volta | |||||||||||||||||||||||
Elettricità animale o elettricità metallica?La controversia Galvani – Volta e l’invenzione della pila di Christine Blondel e Bertrand Wolff Volta, dall’elettricità animale all’elettricità metallica (marzo – ottobre 1792)Nel 1792 Alessandro Volta (1745 – 1827) è uno scienziato di fama internazionale. Professore di fisica a Como, e in seguito all’università di Pavia, egli viaggia molto – al contrario di Galvani – per incontrare i più illustri scienziati dell’epoca, in Francia, in Inghilterra e in Germania e intrattiene una fitta corrispondenza scientifica. Nel 1791 diviene membro della Royal Society. Anche senza l’invenzione della pila il suo nome sarebbe stato tramandato ai posteri : l’invenzione dell’elettroforo [Vedere De l’électrophore perpétuel à la machine de Wimshurst], l’individuazione del "gas delle paludi" o aria infiammabile [il metano], che rende infiammabile la superficie delle acque stagnanti, la costruzione di elettrometri molto sensibili, in grado di rilevare l’elettricità nell’atmosfera, l’invenzione dell’eudiometro, per indagare sulle reazioni chimiche provocate da una scintilla elettrica in una miscela gassosa, etc.
Leggendo nel 1792 De viribus electricitatis in motu musculari. Commentarius di Galvani (denominato in seguito semplicemente Dissertazione…), Volta è in un primo momento scettico di fronte alle esperienze che vi sono descritte e si ripromette di ripeterle egli stesso. Ma, nel giro di qualche settimana, riconosce di essere passato "dall’incredulità al fanatismo" per ciò che riguarda l’esistenza di questa elettricità di origini organiche. In una memoria indirizzata al celebre studioso inglese di elettricità Cavallo, Volta sottolinea l’importanza della scoperta di Galvani : La Dissertazione…"contiene una delle scoperte più belle e più sorprendenti, che ne ha originate numerose altre". [Vedere Galvani e "l’elettricità animale"] Ma i dubbi fanno rapidamente la loro comparsa, fondati sulle esperienze dello stesso Volta, che riprendono una ad una quelle di Galvani. Inoltre egli introduce due innovazioni rispetto a Galvani. Da una parte non sperimenta unicamente su cosce di rana, disseccate alla maniera di Galvani, ma anche su diversi animali interi, vivi o morti. D’altra parte, da fisico convinto "che mai può farsi di buono, se le cose non si riducono a gradi e misure", egli cerca di valutare, con l’aiuto dei suoi elettrometri, quale sia la tensione sufficiente per provocare una contrazione. Riprendendo in considerazione l’applicazione diretta dell’elettricità ai nervi, egli constata che la rana "preparata" è uno straordinario " elettrometro animale, che tale si può dire". In effetti la tensione elettrica sufficiente per provocare una contrazione è così debole che solo il suo elettrometro condensatore ultrasensibile è in grado di individuarla.
Volta sembra quindi aderire alla tesi dell’elettricità animale. Tuttavia, qualche riga più sotto troviamo le prime obiezioni. Le esperienze di Galvani "sono troppo circoscritte. Si tratta ogni volta di scoprire e isolare i nervi, di stabilire attraverso corpi conduttori di elettricità una comunicazione tra muscoli e nervi […] Se egli avesse un po’ variato le esperienze, come ho fatto io, si sarebbe accorto che questo doppio contatto di muscolo e nervo, questo circuito che egli immagina, non è sempre necessario. […] Egli avrebbe trovato quel che ho trovato io, che è possibile suscitare le medesime convulsioni, gli stessi movimenti nelle zampe e in altre membra delle rane e di ogni altro animale", applicando l’arco sia tra due punti del nervo, sia tra due muscoli e persino tra due diversi punto di uno stesso muscolo. Cosa conclude Volta da queste esperienze nelle quali egli varia sia il tipo di animale utilizzato, dall’agnello alla cicala, sia il modo di effettuare la stimolazione? Secondo lui l’analogia tracciata da Galvani tra il muscolo e una bottiglia di Leida non può essere accolta, dato che è sufficiente collegare l’arco metallico con due punti diversi del nervo per provocare la contrazione. Per galvani, invece, era necessario collegare muscolo e nervo mediante tale arco metallico per scaricare l’elettricità accumulata nel muscolo. Altra differenza essenziale con Galvani : Volta afferma che l’arco che viene messo a contatto con due differenti punti del nervo deve essere costituito da due metalli diversi per poter produrre una contrazione muscolare. Con un solo metallo perfettamente omogeneo egli non ottiene alcuna contrazione. Nel settembre 1792 Volta scrive prudentemente che in certi fenomeni "l’elettricità animale naturale e propriamente organica sussiste e questa ipotesi non può essere interamente scartata", in ottobre afferma di : "…[ aver scoperto] sicuramente una nuova legge molto singolare; una legge
che non si applica in modo proprio all’elettricità animale, ma piuttosto all’elettricità
comune. [Legge secondo la quale] un flusso di fluido elettrico continua a sussistere per tutto
il tempo in cui le due armature sono a contatto. Anche se "non è facile concepire" una nuova legge così "straordinaria e difficile da conciliare con le leggi comunemente note" [idem] , per lui "è questa differenza tra le armature ad essere essenziale". Tali armature non devono essere considerate alla stregua di semplici conduttori, ma piuttosto come "i motori" dell’elettricità. Uno dei conduttori spinge il fluido elettrico attraverso quei conduttori imperfetti che sono i tessuti animali, mentre l’altro metallo attrae il fluido verso di sé. Volta contesta inoltre la tesi di Galvani secondo la quale l’elettricità stimola direttamente la contrazione delle fibre muscolari. Per lui il fluido elettrico non influenza i muscoli che attraverso l’intermediazione dei nervi. Tale conclusione può sembrare paradossale, dato che l’applicazione dell’arco bimetallico alle sole "parti muscolari" provoca delle contrazioni. Ma in questo caso il fattore decisivo sarebbe la prossimità di un nervo, il che viene provato dal fatto che sono i muscoli controllati da quel nervo a subire le contrazioni più forti, e non quelli ai quali l’arco viene applicato. Seguendo queste tesi Volta descrive le esperienze condotte sulla sua stessa lingua. Anche numerosi scienziati dell’epoca, come il famoso naturalista tedesco Alexander Von Humboldt, sperimentano su se stessi. Ma la sensibilità dell’uomo, come quella di tutti gli animali a sangue caldo, è molto minore rispetto a quella della rana! Per provocare contrazioni spettacolari, simili a quelle subìte dalla rana si dovrebbe ricorrere a "preparazioni" poco piacevoli (parziale sezionamento o lavoro su membra amputate!). "Fortunatamente mi venne in mente che noi abbiamo nella lingua un muscolo nudo, privo almeno degli integumenti spessi di cui sono coperte le parti esterne del corpo. …" Volta mette un piccolo pezzo di stagno sulla punta della lingua e pone la parte cava di un cucchiaio d’argento sulla superficie superiore della lingua, poi piega il manico del cucchiaio fino a portarlo a contatto con lo stagno. "Mi attendevo di vedere tremolare la lingua e per questo facevo l'esperienza davanti a uno specchio. Ma i movimenti che avevo predetto non avvennero; ed ebbi, invece, una sensazione che non mi attendevo affatto : cioè un sapore agro, assai forte sulla punta della lingua. Dapprima fui molto sorpreso di ciò; ma riflettendo un po' sul fatto capii facilmente che i nervi che fanno capo alla punta della lingua sono destinati alle sensazioni del gusto e nient'affatto ai movimenti di questo muscolo; era del tutto naturale che la forza irritante del fluido elettrico […] eccitasse qui un sapore e nient'altro." Dato che l’effetto osservato corrisponde alla funzione naturale del nervo – sensoriale e non motoria – è il nervo e non il muscolo ad essere eccitato dall’elettricità "messa in moto" dai metalli. Supponendo che i nervi responsabili dei movimenti della lingua si innestino vicino alla sua radice, Volta sperimenta su delle lingue animali tagliate da poco. Applicando il pezzo di stagno alla radice della lingua egli ebbe "il piacere di vedere la lingua tutta tremolare vivamente, sollevare la sua punta, torcersi e ripiegarsi da parte a parte, ogni volta e per tutto il tempo in cui aveva luogo una tale comunicazione." Egli osserva inoltre che il pizzicore e i sapori avvertiti durante l’applicazione alla lingua dell’arco bimetallico sono analoghi a quelli avvertiti collegando la lingua con le sfere di una macchina elettrica.
Infine Volta utilizza il suo occhio come rilevatore : l’applicazione dell’arco bimetallico provoca delle sensazioni luminose. Alla fine dell’anno 1792 egli afferma con chiarezza il suo rifiuto dell’elettricità animale. Per lui i tessuti muscolari giocano soltanto un ruolo passivo.
La risposta dei "galvanisti" : la contrazione senza alcun metallo (1794)Galvani aveva sottolineato nella sua Dissertazione (1791) che la presenza di metalli diversi aveva un’influenza decisiva : "l’uso di parecchi e differenti corpi metallici aveva molto più effetto dell’uso di un unico corpo metallico uniforme". Ciò nondimeno non ne aveva tratto la conclusione che i metalli potessero avere un ruolo attivo. In effetti, per quanto debole possa essere, la contrazione muscolare può essere provocata da un solo metallo : nel primo resoconto dell’esperienza sulla terrazza l’uncino piantato nel midollo spinale della rana è in ferro così come la ringhiera della terrazza. Certo, l’utilizzazione di due metalli diversi facilita la scarica – fatto che Galvani si limita a constatare senza cercare di interpretarlo – ma non si tratta di una condizione indispensabile.
Volta e i "conduttori di seconda classe" : teoria generale del contatto (1795)
A questo stadio della controversia era molto difficile scegliere quale tra le due interpretazioni fosse quella giusta, nella misura in cui solo un corpo organico (lingua, rana) è abbastanza sensibile da permettere di rilevare gli effetti elettrici molto deboli in gioco, effetti dell’elettricità animale secondo Galvani ed effetti dovuti alla natura eterogenea dei conduttori secondo Volta. Escludere l’organismo animale dall’esperienza : una esperienza "cruciale" di Volta (1796-97)Volta aveva messo a punto uno strumento molto sensibile, il suo elettrometro condensatore, per misurare deboli tensioni elettriche. Nel 1797 descrive lunghe e delicate esperienze con tale strumento il quale, egli afferma, evidenzia le tensioni provocate dal semplice contatto tra due diversi metalli. "Invero un'elettricità così spiegata ottenuta coi semplici toccamenti metallici è cosa affatto sorprendente, e grande stupore infatti ha recato a tutti gl'intelligenti, a cui ho avuto occasione di mostrare tali sperienze." In questa esperienza non entra più in gioco nessun corpo organico. Volta ha ricondotto il dibattito sul suo terreno, quello della fisica. Sia ai suoi occhi che a quelli dei suoi sostenitori si tratta di un’esperienza cruciale. Tuttavia l’esperienza è molto delicata, troppo per gli anatomisti, il risultato fu messo in dubbio e furono chiamati in causa fenomeni parassiti.,
"Una tale supposizione avrebbe accordata molto bene l'opinione del Sig. Volta colla mia, e l'una non avrebbe distrutta l’altra." La domanda viene posta, ma il seguito della memoria di Galvani è una lunga confutazione degli argomenti di Volta sul ruolo motore dell’eterogeneità dei conduttori.
" Guerra scientifica " e guerre napoleonicheElettricità metallica contro elettricità animale, la controversia, delimitata in un primo tempo tra Bologna e Pavia, è diventata una "guerra scientifica" attraverso l’Europa. Così a Londra si sono costituite una società voltaica e una società galvanica che si fronteggiano. Alla fine del 1796 viene dichiarata un’altra guerra. Le armate rivoluzionarie francesi
invadono l’Italia e nel 1798 Bonaparte esige un giuramento di fedeltà da parte di tutti i
funzionari della nuova Repubblica cisalpina che egli ha appena costituito nell’Italia del
nord. Galvani, a differenza di Volta, si rifiuta di giurare e perde sia il suo posto
all’Università che la sua casa. Dall’organo elettrico della torpedine alla pila di Volta (1799 – 1800)Rana, lingua, elettrometro speciale…i rilevatori sensibili all’elettricità detta metallica o animale non sono numerosi. Volta cerca di ottenere una tensione più elevata, e quindi più facile da evidenziare, con ogni tipo di stratagemma. Come arriva a concepire, alla fine del 1799, il dispositivo che lo renderà famoso e che manifesta agli occhi di tutti la produzione di una elettricità che non dipende in nessun modo dagli organismi viventi? Sembra chiaro che, paradossalmente, l’elettricità animale abbia giocato un ruolo importante nell’invenzione del dispositivo destinato a combattere la tesi della sua stessa esistenza. In effetti Galvani descriveva gli "innumerevoli piccoli esagoni piatti" disposti "gli uni sugli altri secondo un ordine ammirevole" all’interno dell’organo elettrico della torpedine. Ebbene, l’impilamento che Volta descrive (in francese) nella sua celebre lettera del marzo 1800 a Joseph Banks, presidente della Royal Society, riproduce, come sottolinea egli stesso, la struttura e gli effetti dell’organo elettrico della torpedine. Per realizzare questo impilamento, costituito da dischi di metallo e dischi di cartone umido, egli ha cercato di scegliere nel modo migliore i metalli : "dischi di rame o, meglio, d’argento" e "placche di stagno, oppure, molto meglio, di zinco" e la miglior scelta dell’"umore" : acqua salata che impregnasse "qualche materiale spugnoso". [Vedere il video
La pile de Volta a encore frappé
Uno stupefacente "elettromotore""Bisogna dare nuovi nomi a dei nuovi strumenti", scrive Volta, fine conoscitore dei metodi di divulgazione del sapere così come dei suoi strumenti, e chiama "apparecchio elettromotore" l’assemblaggio al quale è stato dato in seguito il nome di pila.
L’effetto di tale elettromotore sul corpo umano può essere prolungato a volontà e può arrivare fino ad infliggere "un bruciore non soltanto continuo, ma che va sempre aumentando, al punto di diventare in poco tempo insopportabile e che non cessa se non interrompendo il circolo." [il circuito conduttore]. E’ la prova, agli occhi di Volta, della "continuazione della corrente elettrica" anche se "questa circolazione senza fine del fluido elettrico (questo moto perpetuo), può apparire paradossale". Un’altra novità straordinaria sulla quale Volta insiste dall’inizio della sua lettera è che il suo apparecchio non prevede che conduttori, mentre la produzione di elettricità era stata fino a quel momento appannaggio dei corpi isolanti (che venivano chiamati proprio per questo motivo corpi elettrici) [Vedere Des machines à frotter]. Inoltre lo "stoccaggio" di elettricità nei condensatori esigeva la presenza di una o più lamine isolanti. E’ per questo motivo che certi fisici si erano sforzati di interpretare la produzione e l’accumulazione di elettricità nell’organo elettrico della torpedine con ipotesi poco soddisfacenti, che facevano ricorso a strati isolanti. Ma, insiste Volta, questo organo è "costituito soltanto da sostanze conduttrici". Ed è al termine della sua lettera a Banks che egli risponde alla domanda "A qual elettricità dunque, a quale strumento deve essere paragonato
questo organo della torpedine, dell'anguilla tremante ecc.? La pila, risultato finale della controversiaIl progetto di Volta si è realizzato : l’elettricità animale è eliminata dal campo della scienza, è la vittoria dell’elettrometro sul bisturi, del fisico sul fisiologo. Di fatto la controversia si estingue, ma è uno strumento e non una teoria a mettervi fine. In effetti l’interpretazione fornita da Volta – il semplice contatto tra due metalli diversi mette in moto l’elettricità – era inesatta. I primi passi verso la comprensione della pila renderanno necessaria la contestazione di questa ipotesi di Volta da parte dei chimici. L’ipotesi dell’elettricità animale viene lasciata cadere per trent’anni, fino a quando degli strumenti molto sensibili per misurare le correnti permettono la nascita dell’elettrofisiologia. Ulteriori letture :VOLTA, Alessandro.
[Sur l'électricité excitée par le simple contact entre deux substances conductrices différentes.] DIBNER, Bern. Galvani - Volta. A controversy that led to the discovery of useful electricity, Norwalk : Burndy Library, 1952. PERA, Marcello. The Ambiguous Frog : The Galvani-Volta Controversy on Animal Electricity, Princeton : Princeton University Press, 1996 Mise en ligne : juin 2009 (mise à jour : septembre 2011)
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